A
15 km. da Parma,
direzione nord-est, sulla riva sinistra del torrente Parma, al centro
della fertile pianura lambita dal Po, troviamo TORRILE, tipico
esempio di territorio in cui la caratteristica principale è l'agricoltura,
con coltivazione tradizionale a rotazione.
Questa zona è ricca di corsi d'acqua. Il più importante
appunto è il torrente Parma, seguono poi i canali Naviglio,
Lorno e Galasso.
Grazie ad un clima temperato, l'aspetto naturalistico presenta una ricca
varietà animale e vegetale. A questo proposito l'Oasi Lipu
di Torrile svolge un'intensa attività in questo campo: è
divenuta un punto di riferimento nazionale ed internazionale per naturalisti,
birdwatchers ed appassionati dell'ambiente.
La storia ci propone TORRILE già in epoca romana, infatti troviamo
tracce di una fornace datata 98 d.C. nei pressi di Torrile, a Bezze,
che attestano la presenza di questo popolo. Le impronte però
delle varie razze che hanno posseduto questi territori sono state in
parte cancellate dalle inondazioni dei numerosi corsi d'acqua che bagnano
questi paesi, in particolare quelle del Po.
Terre aperte alle acque, ma anche alle scorrerie dei nemici. Infatti
nelle cronache medioevali, non leggiamo di grandi eventi, ma di "semplici"
passaggi che distruggo tutto quello che capita sotto il loro cammino.
Esistevano però modeste linee di fortificazione, torri di vedetta
che impedivano l'ingresso alle persone poco desiderate. Da qui il nome
TORRILE: diverse "torri" situate lungo tutto il confine del
territorio utilizzate per la protezione della popolazione, delle loro
case e della loro terra.
Riparati erano anche i mulini, industria medioevale di primaria importanza.
Dopo tantissimi secoli troviamo ancora intatto, nei pressi di Rivarolo,
il famoso "Mulino del Sole".
Nell'alto medioevo il Vescovo di Parma si impossessa dei territori parmensi
e quindi anche di TORRILE. Possedimenti della mensa vescovile abbiamo
la "Corte del Vescovado". Ancora oggi conserva una struttura
chiusa su tutti i lati e protetta da un argine che costituiva una difesa
anche militare.
Nel 1710 è il Duca Francesco Farnese che ottiene dalla
mensa Vescovile il governo di queste terre; nasce così la "Selva",
piccolissima località situata vicina a Torrile però dalla
parte opposta del torrente Parma, sulla riva destra. La maggior parte
del territorio era ricoperto da fitti boschi di querce, da qui lì
nome "Selva", che veniva utilizzata anche come riserva di
caccia. Però vi erano alcuni punti che erano stremante paludosi,
ma questo non vuol dire che era spopolato o improduttivo; alcuni studi
sull'economia hanno dimostrato che c'era molta più abbondanza
e varietà di cibo. Tutto questo arriva non solo da caccia e pesca
ma anche da culture di cereali, frumento orzo e mais. Da non dimenticare,
in passato, grande aiuto è stato dato dall'allevamento del bestiame.
Bovini e suini hanno continuato nel tempo ad essere importanti per l'economia
del territorio fino ai giorni nostri, facendo diventare Torrile e tutta
la provincia di Parma nota per i suoi prodotti tipici alimentari.
Il dominio Napoleonico si impose anche a Parma e provincia dal 1802
al 1814, dopo di che il Congresso di Vienna, caduto Napoleone elesse Maria Luigia d'Austria, moglie di Napoleone Duchessa di
Parma, Piacenza e Guastalla, quindi anche Torrile, con il titolo di
Maestà. La Duchessa seppe intonare il suo governo all'armonia,
alla bontà, alla finezza: abolì i metodi polizieschi e
duri ed arricchì la Città e la Provincia di opere d'arte
di monumenti, di istituti culturali ed umanitari.
Morta Maria Luigia nel 1847, il Ducato fu nuovamente assegnato ai Borboni
e precisamente a Carlo III, che per le sue durezze fu assassinato
nel 1854. Allora la reggenza fu assunta dalla vedova Luisa Maria di
Berry. La sua autorità durò fino al 1859 quando il governo
di Parma fu assunto dal Re Vittorio Emanuele II.
Seguì la breve dittatura di Luigi Carlo Farini e poi Parma e
provincia, con un plebiscito, sancirono la fine della loro storia di
Ducato per aderire alla nuova "Unità d'Italia".
Le due guerre mondiali furono disastrose anche in tutta Italia, come
anche a Torrile. Andarono distrutte numerose case e numerosi edifici
importanti come le "torri" famose per aver dato il nome a
questo paese; tutte tranne una, purtroppo un po' decadente, situate
nei pressi del podere della famiglia Guasti, in prossimità della
provinciale per Colorno sulla margine destro.
Gli anni che seguirono alla fine del conflitto furono densi di turbamenti
politici e sociali. Nelle carte comunali spiccano soprattutto la difficile
condizione dei reduci e i numerosi tentativi da parte dell'amministrazione
di far fronte all'ondata di disoccupazione. Per rimediare a questo problema
il consiglio comunale decise di attuare una serie di lavori pubblici,
quali la sistemazione generale delle strade, la costruzione di edifici
scolastici e di un ponte sul torrente Parma, a Torrile, denominato "Passerella"
attualmente ancora in piedi grazie a delle piccole ristrutturazioni.
Un elemento che ci riconduce al passato e che univa tantissimi contadini
per le feste del paese è la chiesa. Maestoso edificio situato
in centro a Torrile. Sappiamo che è passata sotto alla Pieve
di Colorno poi al Vescovo e infine, nel 1188, ne acquistano il possesso
le monache Benedettine del monastero di San Paolo di Parma. Il titolare
è un certo San Biagio, vescovo e martire.
Nel 1820 viene demolita ad eccezione del campanile per permettere la
costruzione dell'attuale edificio a tre navate, il cui progetto si deve
a Pietro Cugini, nativo di Colorno e allievo del Petitot.
Oggi è un'imponente chiesa con all'interno interessanti oggetti
sacri e dipinti religiosi. Sulla facciata, per lo più romanica,
troviamo due statue di cemento raffigurati San Biagio e San Domenico.
Torrile è uno dei pochi centri in Italia ad avere la sede del
proprio comune in un altro paese, San Polo. Il motivo è che quest'ultimo
è situato proprio al centro di tutto il territorio del comune
di Torrile, serviva come fulcro per tutte le attività commerciali
e burocratiche
TORRILE, da piccolo centro di agricoltori sta diventando un paese aperto
ai nuovi cambiamenti in cui le piccole attività artigianali di
un tempo ora sono medie imprese e, grazie alla vicinanza della città,
le realtà residenziali, stanno man mano prendendo piede, senza
però trascurare le tradizioni, tramandate da varie generazioni,
che rendono una popolazione unica nel suo genere.
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